I Caproni siete voi (giornalisti e studenti)

Ai miei tempi (non tanto lontani) quando all’esame di maturità (e, ancor prima, durante i 5 anni di liceo e i 3 di medie) mi veniva chiesto di svolgere un tema, ciò che era più importante non era tanto la conoscenza profonda dell’argomento, quanto il saper scrivere in un italiano corretto e fluente e il saper argomentare, anche con vacui voli pindarici che non avrebbero portato a niente, ma che rispettavano semplici regole logiche: sostenere una tesi, argomentarla e giungere a una conclusione coerente.

Insomma, niente di più facile. Bastava possedere semplici conoscenze grammaticali, un po’ di estro e un minimo di logica (che – a rigor di logica – si dovrebbe insegnare già dalle elementari o primarie che dir si voglia), tant’è che ci sguazzavo e mi divertivo ogni volta a scrivere un tema, parlando di tutto, anche di esperienze personali, persino quando il tema riguardava le opere di Pirandello o il pensiero di Leopardi. Tanto, pensavo, basta metterci sempre qualche pensiero vagamente profondo e il gioco è fatto.

Anni dopo, durante l’epoca della pratica legale, il mio dominus (si chiama così – già! – l’avvocato presso cui fai pratica) mi insegnò che puoi anche avere torto marcio, ma l’importante è saper argomentare, anche se non sei padrone della materia, anche se la giurisprudenza dice l’opposto di quello che tu sostieni, persino anche se la giurisprudenza non la conosci affatto (e per “giurisprudenza” s’intendono le sentenze sull’argomento), anche in questo caso ciò che importa è il rispetto di regole logiche basilari: tesi, antitesi e sintesi. Cose imparate sin dalle elementari, insomma.

Ovvio immaginare che ci sguazzavo come un pesce nell’oceano. E’ così semplice? Non è importante conoscere ciò di cui parli, è importante saper argomentare.

Quindi perché tutte queste polemiche sul fatto che i maturandi non conoscono Giorgio Caproni? Sarebbe, certo, importante conoscerlo, come sarebbe importante conoscere altri poeti “minori”, ma quello che viene chiesto al maturando non è la profonda conoscenza del personaggio, delle sue poesie, non è l’attinenza con il percorso di studi seguito, è semplicemente il saper scrivere in italiano corretto e il saper argomentare. Se questi due requisiti (ripeto: che si dovrebbero apprendere in tipo 13 anni di studi…) mancano, allora è inutile fare polemiche, cari “giornalisti”, qui bisogna riflettere invece sulle carenze del sistema scolastico e degli studenti. Perché è facile prendersela con il Ministero che ha scelto le tracce, più difficile è invece analizzare una realtà fatta di masse di ignoranti gettate al macello sociale. Che la scuola torni ad essere istruttiva e torni a bocciare sonoramente, anche per un'”h” in più o in meno quando non serve. Dipendesse da me tornerei alle ginocchia sui ceci, ma non si può. I genitori si rivolterebbero (lo fanno sempre per i motivi sbagliati) e l’Europa ci sanzionerebbe per comportamenti inumani. Gli stessi comportamenti che hanno formato i Caproni (quelli giusti), i Saba, i Penna, i Govoni, gli Ungaretti, gli Svevo, i Quasimodo e gli altri intellettuali che voi giornalisti da quattro soldi conoscete a malapena. Ma difendete gli studenti ignoranti. E vai col gambero.

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