Rajoy Franco e l’autonomia Catalana

La questione dell’indipendenza catalana merita una breve riflessione, proprio oggi, giorno in cui in Catalogna si vota per l’indipendenza e la volontà popolare viene goffamente soppressa dal governo centrale di Madrid il quale ha inviato la polizia per bloccare le operazioni di voto, chiudere i seggi e impedire alla gente, con violenza, di esprimere legittimamente la propria opinione sul quesito posto dal governo catalano: vuoi o no l’indipendenza dallo Stato spagnolo?

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Un goffo tentativo mediatico di negare le violenze subite oggi dai catalani. Secondo l’autore, questo non è sangue.

Molto è stato scritto sulla questione, sia dai favorevoli all’indipendenza catalana che da quelli contrari. I favorevoli chiaramente vedono nello strumento democratico del voto la più compiuta espressione della volontà popolare, la quale prevale anche sulla costituzione e sulla volontà del Governo centrale. I contrari dicono che i catalani chiedono l’indipendenza solo per una questione economica, perché sono il territorio più ricco della Spagna e vogliono gestire autonomamente la propria ricchezza, senza dar conto allo Stato Spagnolo.

In realtà entrambe le posizioni sono giuste e sbagliate allo stesso tempo, perché se è vero che la Costituzione spagnola stabilisce che la Spagna è una e indivisibile, pur riconoscendo le autonomie locali, è anche vero che nel suo preambolo e nel testo normativo riconosce ai cittadini spagnoli l’esercizio dei propri diritti inalienabili, incluso il diritto di decidere, con strumenti democratici, le sorti del territorio in cui vivono, nel rispetto, quindi, della volontà popolare e del principio di cooperazione. Inoltre la questione economica è solo la punta dell’iceberg della complessa e antica volontà del popolo catalano di svilupparsi autonomamente dalla Spagna.

Qui non si tratta di schierarsi per l’indipendenza o per la sottomissione del territorio catalano alla monarchia repubblicana spagnola, ma si tratta di ragionare sulla storia e sul buon senso, qualità che – a quanto pare – è mancata e continua a mancare al governo spagnolo nella gestione del problema.

La Catalogna e i motivi dell’indipendenza

Le spinte indipendentiste catalane risalgono addirittura al 1714, anno in cui i Borboni conquistarono Barcellona e misero fine all’autonomia catalana, di origine medievale. I Borboni costruirono il proprio Regno su un paradigma unitario, centralizzando i processi decisionali e normativi e minando dalle fondamenta la lunga tradizione culturale e linguistica catalana. Poi, tra alterne vicende, con il regime franchista (1939-1975) le cose andarono peggio, dato che la Catalogna fu l’unico territorio ad opporsi strenuamente al regime franchista nella guerra civile e, perduta la guerra, ne subì le conseguenze. Il regime vietò persino di parlare la lingua catalana nei luoghi pubblici. Poi con la Costituzione Spagnola del 1978, si riconobbe una sorta di autonomia politica ed economica al territorio catalano, ma era ben poca cosa rispetto a quanto richiesto dal popolo catalano. Infatti, dopo lunghe trattative, solo nel 2006 si arrivò alla ratifica dell’Estatut de Catalogna, grazie al quale la Catalogna avrebbe ottenuto l’autonomia richiesta da sempre. Però nel 2010 il Tribunal Supremo di Spagna (il corrispondente della nostra Corte Costituzionale) riscrisse addirittura l’Estatut, ormai ratificato dal Parlamento, e limitò fortemente le autonomie richieste dai catalani. Poi nel 2011 venne eletto l’attuale Premier Mariano Rajoy, il quale, sin da subito, ha messo in atto la sua politica estremamente centralista, usando persino il Tribunal Supremo per limitare le leggi pro-autonomia dei territori spagnoli. Ecco perché il popolo catalano, giustamente, non si fida della propria Corte Costituzionale.

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Barcellona. Lunghe file ai seggi nonostante la repressione da parte della polizia spagnola. Foto di F. Pitrola

Indipendenza e autonomia

Se è vero che la Costituzione impone che la Spagna sia una e indivisibile, è anche vero che finora i Catalani non hanno mai chiesto indipendenza totale, ma solo maggiore autonomia. Il referendum attuale va visto sia come una provocazione politica sia come l’estremo tentativo di ottenere ciò che da secoli ormai la Catalogna chiede e non ha mai ottenuto: autonomia. Autonomia e indipendenza sono due concetti ben distinti. E’ indipendente chi ha un proprio sistema giuridico e non è vincolato dalla volontà di altri. E’ invece autonomo chi, all’interno di un sistema giuridico, si governa con leggi proprie ma dipende, più o meno fortemente, dalla volontà altrui.

La Catalogna ha sempre chiesto autonomia, non indipendenza. L’indipendenza, quindi, va vista – oggi – come l’extrema ratio di un popolo che le ha provate tutte e non ha avuto ascolto. Rajoy si è mostrato, in questi anni, un vero e proprio franchista e non si è mai aperto al dialogo con le istituzioni catalane, quindi il referendum, da questo punto di vista, dev’essere visto come uno strumento popolare giusto e legittimo, seppur stricto sensu illegale.

Del resto esistono, negli ordinamenti moderni, molte forme di federalismo, più o meno ampie, all’interno dello stesso Stato. Senza dover violare la Costituzione, attraverso il dialogo e la mediazione politica, tutte le parti in campo avrebbero ottenuto il risultato sperato: da una parte maggior autonomia e dall’altra un territorio autonomo e ancora inserito all’interno dello Stato Spagnolo. Invece oggi si rischia, quando il referendum terminerà con risultati bulgari, di arrivare a quella che il governo catalano ha definito Ley de desconexión catalana, ossia quella legge regionale che permette alla Catalogna di disconnettersi gradualmente dal territorio spagnolo e di costituire uno Stato indipendente e autonomo.

La situazione è stata affrontata male

Insomma, se è vero che Barcellona ha provocato è anche vero che Madrid ha risposto con violenza e non col dialogo. In queste ultime settimane abbiamo visto l’anima di Franco risorgere, con una Corte Costituzionale che dichiara illegittimo un referendum, siti web oscurati, politici e funzionari catalani arrestati e oggi con la polizia inviata in forze in Catalogna a sparare sulla gente, a bloccare i seggi e ad impedire il regolare svolgimento del referendum. I referendum, anche se illegittimi e illegali, vanno sconfessati sul piano politico e non con forza e violenza ai danni di donne, bambini, anziani.

Oggi Franco è risorto e ha questa faccia.

Rajoy

 

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