Le Aziende italiane e la lenta digitalizzazione

Oggi tutti parlano di Industria 4.0, ma molte Aziende sono ancora ferme a vecchi modelli di business. La digitalizzazione? Per molti è solo una pagina su Facebook e messaggiare con i clienti tramite WhatsApp.

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Quello che vedete in foto è Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico sotto il Governo Gentiloni. L’ultima sua iniziativa a favore della digitalizzazione delle imprese italiane è stata l’istituzione di un voucher a fondo perduto finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico. Con quest’iniziativa il Ministero intende finanziare tutte le imprese italiane, che ne facciano richiesta, per attività volte a:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Il voucher copre la metà dell’investimento, fino a un massimo di 10.000 euro. E’ scaduto a metà febbraio e pochi giorni fa è stato pubblicato l’elenco delle aziende finanziate.

A fare richiesta del voucher sono state quasi 95.000 imprese.

Questo dato mi ha fatto riflettere.

L’Italia conta 4.400.000 imprese attive (fonte ISTAT). Cioè, quasi 4 milioni e mezzo di imprese che funzionano (perché di imprese inattive ce ne sono molte di più). Ciò significa, all’incirca, un’impresa ogni 13 abitanti, anziani e bambini inclusi. Un così alto numero d’imprese è sempre un buon segno, perché – nonostante la crisi economica degli ultimi anni – dimostra che da Nord a Sud ci sono tanti italiani che hanno voglia di fare impresa e di mettersi in gioco. Ma il dato delle Aziende che hanno partecipato al bando è significativo di quanto siano ancora poco avvezze al concetto di digitalizzazione. E attenzione, perché il bando non imponeva alcun tipo di vincolo, quindi poteva partecipare chiunque.

Ora, a parte l’ovvia considerazione che molte imprese abbiano rinunciato a partecipare al bando per via del misero importo finanziato (solo 100 milioni di euro) oppure per evitare le solite rogne burocratiche legate all’ottenimento del voucher, c’è però da dire che il 2,2% delle imprese attive che hanno partecipato al bando è un dato estremamente basso rispetto alle aziende sconfortate e quindi va letto in un’ottica diversa, ossia che le aziende italiane, soprattutto quelle vecchie e quelle B2B (ossia imprese che si rivolgono solo ad altre imprese), sono ancora solidamente ancorate a stantie logiche di business.

Basta farsi un giro tra i siti web di imprese B2B, che, per esempio, hanno come business la produzione di macchinari per altre imprese. Siti vecchi e statici, lenti, con immagini minuscole e chiaramente non adatti alla navigazione mobile. Se provi a contattarli dal form (quando c’è), non ti rispondono mai. Segno che non guardano la mail oppure non fanno manutenzione al sito web.

Insomma, molte grandi Aziende B2B guardano a internet come a una semplice vetrina, senza curarsi dell’interazione con vecchi e potenziali nuovi clienti.

La mail, questa sconosciuta

Le mail sono il mezzo più veloce ed economico per comunicare con un’Azienda. Eppure ci sono moltissime aziende che non le usano, perché preferiscono i vecchi metodi di contatto con i clienti: telefono e appuntamenti dal vivo. Chiedere loro di farti mandare un listino via mail è cosa impossibile. Ti diranno: fissiamo un appuntamento. Se tu vivi a Torino e l’Azienda è di Napoli, qual è il vantaggio in termini economici e di tempo? Tu o loro spenderete inutilmente soldi e tempo per un appuntamento dal vivo che si sarebbe risolto con l’invio di una mail.

Ultimamente, però, con l’avvento di WhatsApp, le Aziende hanno saltato a piè pari i mezzi canonici del web rappresentati dalle mail, passando direttamente al sistema di messaggistica tramite smartphone. Molti però ne fanno un uso così promiscuo da inviarti, insieme al materiale lavorativo, anche le foto dei loro figli o le meme più stupide che ricevono da amici e parenti. Anche questo è un segno di quanto molte Aziende, anche grosse, non hanno idea delle potenzialità della rete e non sanno distinguere la realtà lavorativa da quella personale.

Il commercio e il manifatturiero

Il maggior numero di imprese attive in Italia fanno parte di queste due categorie: commercio e manifatturiero. Le prime sono circa 1 milione, mentre nel manifatturiero (che comprende il famoso e celebrato Made in Italy) sono attive più di 300 mila Aziende. Se nel settore del commercio si registra un più vivace utilizzo dei canali web (in particolare siti di e-commerce e vetrine social), il manifatturiero soffre ancora di un abisso mostruoso in termini di innovazione. Gran parte delle Aziende hanno attivo solo un canale social e un sito web realizzato con vecchie metodiche e aggiornato solo (e forse) nell’aggiunta di nuovi prodotti. Il mobile-friendly, per queste Aziende è ancora un concetto sconosciuto e le comunicazioni avvengono solo tramite WhatsApp.

Il famoso “cuggino”

L’idea che internet sia un qualcosa che “forse funziona, ma boh?” è esplicitata dal fatto che numerosissime Aziende si rivolgono a improbabili e improvvisati sviluppatori per farsi fare il sito web, nell’ottica del maggior risparmio possibile e con l’idea che “il sito ce l’hanno tutti, me lo faccio anch’io, ma voglio spendere poco”. Se uno sviluppatore serio, consapevole del lavoro che c’è dietro la creazione di un sito web efficace, arriva a chiedere anche 10.000 euro per realizzare un lavoro fatto ad arte, un Imprenditore poco avveduto penserà che tale richiesta è una truffa, in quanto il cuggino (o l’amico o lo sviluppatore paesano, che ha aperto un’agenzia improvvisata) ha chiesto solo 500 euro. Ed è così che ci si ritrova con siti fatti in 5 minuti con Joomla o WordPress, senza alcuna ottimizzazione, senza alcun lavoro sul SEO e senza curarsi nemmeno di cambiare la favicon. Alla lunga, quando il nostro Imprenditore si accorgerà di non vendere nulla su internet, dirà che internet non funziona, che il suo prodotto non funziona sulla rete e che è inutile spendere soldi per il web-marketing. Non penserà che il cuggino ha fatto un lavoro da schifo e ha solo fatto perdere 500 euro all’Imprenditore.

Forse è anche per questo motivo che molte Aziende hanno snobbato il voucher per la digitalizzazione, perché pensano che internet non funziona.

Non credo nelle sponsorizzazioni e su Facebook ci sto solo perché mi hanno detto che serve, ma non vendo

Tra le Aziende presenti in rete, molte hanno deciso – ultimamente – di aprire una fan page su Facebook, perché boh? lo fanno tutti e pure io. Chiaramente, senza una strategia, senza una visione di ciò che l’utente del web cerca, senza budget e senza misurazioni dei risultati, non si va da nessuna parte. Ecco che ti ritrovi brand famosi (o comunque radicati nella realtà produttiva di un territorio e noti in zona) con 400 like o pagine che hanno speso un mucchio di soldi per promuoversi su Facebook, con 10.000 like ma zero interazioni.

E’ chiaro che con queste politiche di marketing non venderai. Perché in rete l’utente cerca informazioni, divertimento, coinvolgimento. E se tu, Azienda, pensi di comunicare usando vecchi sistemi di marketing, non otterrai mai un lead, ossia una conversione da utente a potenziale cliente. E’ il meccanismo ad essere diverso da come lo si interpretava fino a un decennio fa e non è così difficile da interpretare, basta solo pensare che la gente, su internet, e soprattutto sui social, non è un telespettatore a cui propinare passivamente una pubblicità, ma un utente attivo, che cerca, che confronta, che si informa e chiede rassicurazioni. Sarà per questo che Facebook ultimamente dà importanza al tempo di risposta dei messaggi o che Google propone i risultati più pertinenti alle ricerche degli utenti.

Giusto per concludere…

Con un paradigma da web 1.0 o da “al massimo uso WhatsApp per comunicare con i miei clienti”, non si va da nessuna parte.

Quindi, sì, internet funziona, per quasi tutte le categorie merceologiche. Insomma, puoi vendere di tutto. Però va usato con approcci diversi dal vecchio sistema di marketing e soprattutto va usato secondo metodiche nuove, più rivolte alla comunicazione, alla personalizzazione, al rapporto diretto con gli utenti. Ma mi rendo conto che questo tipo di approccio sarà adottato dalle nuove generazioni di imprenditori, perché quelli attuali sono ancora presi dal dare colpa alla crisi, mentre inviano ai propri clienti, su WhatsApp, l’ultimo video del criceto affamato e non immaginano quanti vecchi e potenziali clienti li bloccano, erodendo quote di fatturato e reputazione on-line. L’unica che oggi conta.

 

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