il volo di icaro

Hybris e politica

La hybris è la tracotanza, che sembra pervadere la politica attuale, tanto che è stata teorizzata una sindrome, chiamata appunto sindrome di hubris. I concetti dei miti e della filosofia greca, come sempre, ci aiutano a comprendere anche i fenomeni attuali.

La prima volta che ascoltai il termine Hybris andavo al ginnasio, durante l’ora di letteratura greca, mentre la professoressa parlava della tragedia I Persiani di Eschilo. Che termine curioso. Lì scoprii che la Hybris è la tracotanza, altro termine inconsueto. La tracotanza è l’eccesso, l’orgoglio, la superbia, la prevaricazione. Man mano che studiavo i classici greci iniziai a comprendere meglio il concetto: Agamennone, per esempio, fu colpevole di tracotanza nei confronti degli dei perché trattenne per sé come bottino di guerra Criseide, figlia di Crise, sacerdote di Apollo, nonostante quest’ultimo gli avesse implorato di prendere tutte le sue ricchezze e di lasciare la figlia, ma lui, vittorioso, non volle sentir ragioni ed ebbe pure l’ardire di portare con sé la ragazza al ritorno a casa, senza curarsi di come avrebbe reagito la moglie Clitennestra. Tracotante fu anche Arakne, la ragazza che si sentiva così brava a tessere che ebbe l’ardire di sfidare la dea Atena e infatti costei la trasformò in ragno e la condannò a tessere e ritessere la tela per tutta la sua esistenza. Per non parlare di Icaro, che sfidò il sole (cioè Febo). Già, perché il padre Dedalo costruì delle ali con delle penne e le attaccò con la cera. Icaro volle provarle, ma lui raccomandò il figlio di non volare troppo in alto. Icaro, invece, si fece prendere dall’ebbrezza del volo e si avvicinò troppo al sole; ovviamente il calore fuse la cera, facendolo cadere nel mare dove morì.

Se vogliamo traslare il concetto alle radici del cristianesimo, anche Eva peccò di tracotanza, perché sfidò Dio che gli vietò di cibarsi del frutto proibito e per questo fu condannata, insieme ad Adamo, ad abbandonare l’Eden e a vivere nel mondo come umani.

Tutti questi miti hanno degli elementi in comune: La Hybris provoca la Nemesi, ovvero la vendetta degli dei, che si scatena sul tracotante. E così Atena punisce Arakne e la trasforma in ragno, Apollo scatena una terribile pestilenza sul campo degli Achei per la tracotanza di Agamennone, mentre Icaro subisce la vendetta del Sole per averlo sfidato. Infine Adamo ed Eva vengono cacciati dall’Eden per aver contravvenuto l’unica regola imposta da Dio.

Se la nemesi è la conseguenza della hybris, la causa di quest’ultima può essere invece rinvenuta nella violazione della Dike, cioè la giustizia, la misura, la ragione. Hybris e Dike rappresentano, quindi, l’uno l’eccesso, l’altro la misura, l’uno la smodatezza, l’altro l’armonia, l’uno la violenza, l’altro la pace.

Ma in questo mosaico fatto di giustizia, eccesso e vendetta va aggiunto un altro tassello, per capire meglio la struttura in cui si muove l’agire umano: il nomos. Il termine nomos può essere visto come la legge positiva fatta dagli uomini. In altre parole è la norma, la regola che in una comunità organizzata tutti i membri devono seguire per vivere in armonia. La legge è quindi un elemento essenziale per regolare i rapporti tra gli esseri umani. Per essere condivisa e rispettata, però, deve necessariamente discendere dalla Dike, cioè dalla giustizia. Ma se chi crea la legge si fa abbagliare dalla hybris, che succede? Succede che la legge positiva diventa ingiusta, ossia non segue i dettami di Dike. In altre parole oppone una negazione alla Verità e alla Giustizia che sono i fondamenti di una legge positiva giusta.

Da ciò si può aprire un’altra considerazione, ossia la differenza tra legge positiva e legge naturale (tra nomos e physis) e la disobbedienza alla legge positiva come giusto rispetto della legge naturale (ossia il mito di Antigone), ma questa considerazione merita una trattazione a sé e chissà se non uscirà un articolo sull’argomento. 

Ma torniamo a noi. Se l’uomo di potere, anziché inseguire la Dike, si lascia soggiogare dalla Hybris che succede? Succede che il suo operato diviene ingiusto, tracotante, eccessivo, smodato, oltre che orgoglioso e bramoso di maggior potere. Questo è ciò che ha contraddistinto l’Occidente negli ultimi secoli, in particolare da quanto illuminismo e positivismo hanno soppiantato il giusnaturalismo, ma soprattutto da quando il pensiero capitalista si è impossessato dell’agire politico.

Con questo scritto non voglio certo affrontare temi così importanti e complessi, ma voglio mettere in luce come nel nostro Occidente la politica è ormai preda di hybris e non segue più le ferree e immutabili leggi di Dike, per cui l’agire politico è improntato sull’osservanza di ciò che è giusto per il benessere dell’umanità, non solo dei cittadini, ma di tutti coloro che si trovano a vivere nel territorio governato dalla politica. Inoltre la politica attuale non si pone più in senso critico, analizzando la mutevolezza del quadro socio-economico e agendo secondo criteri di equità e giustizia, ma diventa essa stessa mutevole, inseguendo le sempre cangianti esigenze della Società civile. Come in una sorta di spirale che tende verso il basso, in un’immaginaria discesa nell’ade tra hybris e nemesi, la politica, attraverso le Istituzioni che controlla, sostituisce alla cultura il nozionismo e ne ottiene l’analfabetismo funzionale, erode l’analisi politica, la soppianta con i temi e ne ottiene il riformismo debole, si adegua alle norme europee e ne ottiene perdite di pezzi di sovranità; crea nuove strutture partitiche, accomunate tutte dalla mancanza di valori fondanti e pilastri ideologici, e ne ottiene ultrà, non militanti; si fa controllare dal mercato e, di riflesso, forma masse di consumatori, non liberi cittadini, con diritti e obblighi. Infine, sempre mossa da hybris, la politica tende al massimo potere e quindi tende a essere accondiscendente con i più forti e forte con i più deboli, anche quando i forti sono visibilmente mossi da intenti ingiusti.

Dal concetto di hybris Lord David Owen e Jonathan Davidson (Department of psychiatry and behavioural sciences, Duke University Medical Center, Durham) ne hanno tratto uno studio interessante, pubblicato nel 2009, dal titolo “Hybris syndrome: an acquired personality disorder?” sulla  rivista di neurologia “Brain” in cui hanno coniato il termine Sindrome di Hubris. Secondo la loro analisi la sindrome di hubris è un disturbo della personalità (come quello narcisistico, l’istrionico e l’antisociale), caratterizzato da comportamenti arroganti e ispirati da presunzione oltre che da una smodata preoccupazione per la propria immagine. Molti politici sono stati analizzati dai due studiosi (oltre che da altri), tra cui George Bush, Tony Blair e i nostri Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Senza scendere troppo nei dettagli di quest’analisi (puoi approfondire qui) va detto che ogni volta che un politico perde di vista l’interesse pubblico a favore del suo interesse oppure ogni volta che si sente talmente potente da reputarsi invincibile, siamo di fronte alla sindrome di hubris. Per fare un esempio recente, Macron che sfida la Comunità internazionale e convince Trump a bombardare la Siria (per sua stessa ammissione è andata così) è mosso da hybris, perché se ne frega delle regole internazionali e persegue i suoi obiettivi. Lo stesso vale quando la polizia francese ha fatto irruzione in un centro migranti a Bardonecchia. Questo significa porsi al di sopra della legge. Ma lui è francese e i francesi, si sa, hanno dimostrato in passato quanto fossero insensibili alle leggi, sia in periodo assolutista che illuminista. Ma in casa nostra? L’attuale empasse politica che vede Di Maio, Salvini, Berlusconi e parte del PD in un braccio di ferro sulla formazione del governo mostra in modo lapalissiano che tutti questi protagonisti sono mossi da hybris, perché – chi per un motivo e chi per un altro – non fanno un passo indietro per il bene della Nazione, ma si scontrano per la gestione del potere oppure ognuno per screditare l’altro. Il dialogo è mosso da Dike, lo scontro è sempre causato da hybris.

Se la nemesi francese è rappresentata dagli attacchi terroristici che sono avvenuti e avverranno ancora, proprio a causa della hybris francese, la nemesi italiana arriverà non appena le attuali personalità politiche che si accingono a governare mostreranno al popolo la propria inadeguatezza. E allora la nemesi sarà terribile, perché se è vero che in politica tutto si può camuffare è anche vero che chi sceglie di parlare un linguaggio semplice, da uomo della strada, e di fare promesse semplici, che tutti comprendono e condividono (ma che non risolveranno certo i veri problemi) allora prima o poi riceverà il conto da chi queste promesse le ha assimilate e le ha tramutate in voto. La nemesi, tra qualche anno, sarà pesante e colpirà i tracotanti che alla giustizia preferiscono il potere.

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