Caso Diciotti: ci sono reati buoni e reati cattivi?

La responsabilità penale può avere varie gradazioni di disvalore sociale? Certamente può avere varie gradazioni in rapporto alla colpevolezza (dolo, colpa, ecc.) o alla gravità del fatto (con tutte le attenuanti o le aggravanti del caso), ma ha una gradazione in relazione alla sua stessa esistenza in vita? E se la Costituzione prevede che a decidere sull’immunità sia il Parlamento, ci sarà un motivo?

Detto in altri termini, se un reato è previsto dal codice è un reato, punto. Poi si può disquisire sulla classificazione dei reati e su quanto siano riprovevoli in base alla suscettibilità morale collettiva in un dato tempo e spazio, ma non si può dire, in un sistema di diritto positivo e codificato, che un reato è migliore o peggiore dell’altro, altrimenti non avrebbe senso il diritto e si dovrebbe basare tutto su quel sentire comune (o sentiment, come si dice oggi) che per chi ci governa in questo momento è l’unico termometro sociale nonché lo strumento, di romanticista memoria, superiore alle norme positive e a quelle morali.

Ecco, questo è ciò che ha fatto oggi il M5S pubblicando sul proprio blog un articolo in cui invita i propri iscritti a votare se intendono o meno che il Senato conceda l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini (e anche di Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e Giuseppe Conte) sulla questione della nave Diciotti, lasciata in mare diversi giorni, ad agosto scorso, per la volontà politica di chiudere i porti (violando diverse norme interne e internazionali) ed evitare lo sbarco dei migranti se gli altri stati europei non avessero concesso la redistribuzione dei migranti stessi (cosa che avrebbero fatto se durante la discussione sulla modifica al trattato di Dublino l’Italia avesse davvero contrattato e non fatto solo propaganda).

Il caso del sequestro della nave Diciotti, secondo i redattori del testo, è un caso unico, senza precedenti e dato che il sequestro è avvenuto per tutelare un interesse della Nazione, allora bisogna interpellare la rete e lasciare che sia lei a decidere. Se fossimo in un racconto di Bulgakov, mi ci appassionerei. Ma leggiamo.

Ecco le ragioni del M5S

(Tra l’altro precisare che stanno parlando dell’art. 96 Cost. e non dell’art. 68 Cost. è una ridondanza giuridica, un giro di giostra di parole vuote, dato che la responsabilità politica del Parlamento è la medesima).

Il M5S, con l’articolo in questione, non solo sta dicendo (tra le righe) ai suoi iscritti votate per salvare Salvini (e anche noi stessi), ma – peggio ancora – sta dicendo che ci sono reati buoni e reati cattivi e che se Salvini avesse commesso un reato cattivo, loro lo avrebbero sicuramente mandato a processo. Il reato cattivo, si intuisce da quello che scrivono, è, per esempio, quello di corruzione, peculato, concussione, che danno un vantaggio patrimoniale personale, mentre il reato di sequestro di persona è un reato buono, in questo caso, perché è stato deciso “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

Dunque commettere un reato per fare la voce grossa in Europa non è propriamente un reato, è un “esercizio della propria funzione”, per tutelare un interesse pubblico. Da qui ne discende che – siccome non si tratta di un reato – loro non sono proprio propensi a votare l’autorizzazione a procedere in Senato per mandare Salvini a processo. Ma siccome non vogliono assumersene la responsabilità, allora è bene che decida la base (o meglio: la rete, come a loro piace chiamare un numero limitato di iscritti ad un sito che rappresenta un’insignificante percentuale della rete, quella vera).

Insomma, è politicamente irresponsabile demandare agli iscritti di un portale una prerogativa che è propria dei parlamentari, da cui discende la propria responsabilità, in quanto il peso delle azioni politiche viene spostato tutto sulla base, composta da gente che vota su un portale web.

Qui non si disquisisce di questioni che toccano direttamente la popolazione e per cui il voto popolare è importante e, anzi, essenziale, qui si sta dicendo: siccome noi siamo deboli, politicamente incapaci ma vogliamo continuare a governare e non sappiamo come gestire questa patata bollente, ci pensate voi – oh iscritti – a decidere per noi?

Così voi vi illudete di contare qualcosa, di creare quella taumaturgica democrazia diretta che è proporzionata all’incapacità politica di prendere delle decisioni. Oggi è capitato per il caso Diciotti, ma cosa succederebbe se capitasse per questioni più delicate e in occasione di un’altra potenziale crisi di governo?

Voglio tralasciare la considerazione, che sarebbe pure importante, per cui il quesito è stato scritto con i piedi (volutamente o meno, non importa) per cui si deve dire sì per dire no e viceversa. Non importa, poiché queste consultazioni, prive di qualsiasi garanzia e controllo, lasciano il tempo che trovano. Del resto l’esito è prevedibilissimo, dato che la base si conformerà acriticamente alle volontà del vertice. Ma da ciò ne discende una considerazione generale che varrebbe qualora questa forma fosse presa a modello per un’azione politica più strutturata: Davvero si vuol lasciar prendere decisioni a un numero indefinibile di utenti (non persone, utenti), su un portale privato, in modo acritico, disinformato, privo di contraddittorio e con influenze sulla pancia e non sulla testa?

Voglio, per concludere, che qualcuno risponda alla domanda iniziale: esistono reati buoni e reati cattivi? O tutti i reati, in quanto tali, sono provvisti di un disvalore penalmente rilevante? E se la Costituzione stessa prevede che sia il Parlamento a decidere sull’immunità, non sarà perché ha concesso ai Parlamentari dei poteri proporzionati a delle responsabilità? E che succede se queste responsabilità vengono spostate su un concetto indefinito e intangibile come la rete che vota su un portale web? Come la vedete? A me, onestamente, spaventa parecchio.

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