Davvero ci serve un’arma?

La riforma della legittima difesa è legge. Brevemente il nuovo provvedimento prevede che la proporzionalità tra la difesa e l’offesa sia sempre sussistente, che non sia prevedibile la punizione per grave turbamento, escludendo di fatto l’eccesso colposo nelle svariate ipotesi di legittima difesa e, infine, dispone che, in caso di furto in appartamento, il condannato possa accedere al beneficio della sospensione condizionale della pena solo dopo aver risarcito il danno alla persona offesa.

La modifica delle norme sulla legittima difesa va vista non come un provvedimento a sé, ma come un tassello di un quadro più ampio.

Subito dopo l’approvazione della legge, difatti, la Lega ha depositato in Parlamento una proposta di legge (collegata) per consentire una più semplice e meno burocratica diffusione delle armi da fuoco, per difesa personale.

Servono davvero?

A sentire Salvini, tutti gli esponenti della Lega e buona parte dei politici di destra, sì. Perché, a loro dire, l’Italia è un paese insicuro in cui i reati (soprattutto predatori) sono in aumento, tant’è che Salvini non manca occasione di pubblicare notizie di reati, in special modo quando commessi da stranieri, e di instillare tra la gente un senso di insicurezza sempre più diffuso. Complice anche buona parte dell’informazione, gli italiani oggi si sentono meno sicuri rispetto al passato e quindi sono facilmente persuasi dalla necessità di difendersi con le armi.

Eppure oggi ci sono meno reati che nel…1960 o, addirittura, rispetto al 1865! Ma senza andare troppo lontano, negli ultimi anni i reati in Italia sono sempre più in calo e siamo gli ultimi in Europa non solo per crescita economica, ma anche per il tasso di omicidi (in questo caso, meno male).

Già, perché se andiamo a leggere i dati che ogni anno, tradizionalmente a ferragosto, emana il Viminale (di cui, lo ricordo giusto per forma, Salvini è a capo), scopriamo che, per esempio, nel 2018 ci sono stati 319 omicidi rispetto ai 371 del 2017 (-15%), così come abbiamo avuto 1.189.499 furti contro 1.302.636 nel 2017, ossia una riduzione di quasi il 9%.

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Dati Viminale, 2018

La cosa più importante, però, riguarda la violenza di genere. In questo caso scopriamo che nonostante le denunce per stalking siano diminuite (anche se spesso ciò dipende dal fatto che le donne rinunciano a farle, per mancanza di fiducia nella giustizia), sono aumentati gli ammonimenti del Questore per violenza domestica (+17,9%) e gli allontanamenti (+33,1%). La cosa che più sconvolge sono gli omicidi in ambito familare/affettivo, rimasti invariati rispetto all’anno precedente e che hanno avuto come vittime le donne nel 68,7% dei casi.

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Insomma, la violenza non viene da fuori, ma da dentro le mura domestiche.

Se circolassero più armi, siamo sicuri che servirebbero a difendersi e non ad offendere? Non credo che una maggiore diffusione delle armi porterebbe gli italiani a sentirsi più sicuri, anzi, aumenterebbe il numero degli omicidi e forse anche quello dei suicidi, soprattutto tra le mura protette di proprietà rese sempre più sicure da intrusioni esterne ma, come si legge nei dati e come sappiamo dalle cronache quotidiane, sempre più fragili nei rapporti interni e familiari.

Se prendiamo ad esempio un Paese che apre alla vendita facile delle armi, cioè gli USA, vediamo che, secondo una ricerca condotta dal servizio statistico del Congresso, su 327,2 milioni di abitanti, ci sono in circolazione quasi 360 milioni di armi (se escludiamo i bambini e gli anziani praticamente ogni americano ha almeno due armi in casa). E che succede? Succede che, per esempio nel 2015, su 336 giorni analizzati ci sono state 355 sparatorie, di cui molte sono state vere e proprie stragi (da notare l’assenza di analisi sotto Natale, quando tutti sono più buoni o più concentrati a consumare…).

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Sparatorie negli USA nel 2015

 Un’arma è uno strumento. E’ la razionalità che ne può fare uno strumento di difesa o di offesa. Ma nella realtà attuale esiste la razionalità? O semmai esiste una paura indistinta, artatamente sobillata dalla propaganda politica, non suffragata dalla realtà stessa, che porta alla nevrosi e all’irrazionalità? E non esiste forse un’irrazionale e violenta manifestazione di odio nei confronti di stranieri e donne, soprattutto, per queste ultime, all’interno del proprio ambito familiare? E se in quest’ambito si avesse a disposizione, anziché un coltello da cucina, da cui ci si può bene o male difendere, una pistola? E’ logico prospettare che in questo modo aumenterebbero i delitti di genere?

Un’arma è uno strumento. E’ il fine che la rende dannosa o meno. Ma la storia ci insegna che più si diffondono le armi e più se ne fa un uso distorto. So che questo mio pensiero è controcorrente e non smuoverà minimamente le coscienze di chi è mosso dalla paura più che dalla ragione, ma sono sicuro che in un futuro remoto ci renderemo conto della follia di irrazionali scelte politiche che oggi sembrano ragionevoli a chi la ragione l’ha smarrita per la via.

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