Il nichilismo al ballottaggio

Quello che i leader dei “grandi partiti” (il PD in primis e ciò che rimane della ormai frammentata costellazione PDL) non hanno ancora capito, ormai da quasi 30 anni, è che un partito diventa grande quando la sua rappresentatività lo è, insomma, quando i principi che fondano quel determinato partito sono riconosciuti da un certo numero di persone, come accadeva con il Partito Comunista o con il Partito della Democrazia Cristiana: erano grandi perché erano rappresentativi di due opposte visioni del mondo che appartenevano a una buona parte della popolazione, formata e ideologizzata in modo da conformarsi al pensiero del partito e viceversa.

Mantenere o costruire a tavolino un partito “grande” in una società liquida (come direbbe il compianto Bauman) è esattamente come cercare di costruire un palazzo in acqua.

Il Movimento 5 stelle, pur nelle sue troppe storture, nel deserto di valori che l’accompagna e nella scarsa capacità di analisi della propria classe dirigente e, soprattutto, della base, ha comunque il merito di essersi accorto che in acqua ci vanno le barche, non i palazzi e che il suo centralismo virtuale, poco incline alla democrazia interna, ma ampiamente aperto alla partecipazione collettiva, è una forma snella e semplice per poter navigare anche in alto mare. Non sarebbe così altrimenti, visto che i media, numerosi siti e blog nonché un numero imprecisato di pagine facebook ci mettono ogni giorno sotto gli occhi gli insuccessi dei loro amministratori e le tante storture del loro operato.

Eppure il dato elettorale ha dimostrato che sono un movimento ancora in auge e potenzialmente in crescita.

Perché? Perché semplicemente hanno saputo costruire una semplice barca in un fiume che scorre in divenire e, con un semplice ed efficace mezzo di trasporto, cavalcano le onde e seguono lo scorrere delle acque. Dove andare non lo sanno, ma non importa, basta seguire il percorso e adeguarsi al moto delle onde.

Il PD, invece è dal 2006, anno della sua fondazione e, ancor prima, dal 1990, anno della “cosa” e poi dell’obrobrio DS, che cerca di costruire un palazzo di cemento in acqua. Insieme al PDL ha disegnato a tavolino un bipolarismo che non esiste, né per ragioni storiche né per ragioni sociali. Non sono stati mai in grado di leggere la realtà e di capire (bastava leggersi qualche abstract delle opere di Bauman) che in acqua il cemento, prima o poi, si deteriora, e crolla tutto.

Il nichilismo e gli outsider

Il dato della continua ascesa degli outsider, nelle politiche, nelle europee e nelle amministrative, è significativo di una costante erosione delle certezze da parte della politica “convenzionale”, incapace di leggere la realtà e di adeguare il proprio operato, le proprie strutture nonché le proprie filosofie al continuo mutare degli scenari sociali e dell’inesorabile ascesa del nichilismo e dell’individualismo. Elementi che, se approfonditi, già di per sé darebbero la conta dell’inutilità di ingigantire la macchina partitica e di allontanarla ancora di più da cittadini ormai disillusi, vuoti e senza più appigli, a parte il falso-valore del denaro e del tecnicismo, ossia dello sviluppo tecnico, che va tanto in voga oggi ma che è ormai sempre più avulso dal razionalismo e dall’illuminismo, concetti che, oggi, appaiono sempre più lontani in quanto abbiamo perso l’allenamento della logica e la capacità di analisi, pervasi sempre più – come siamo – dal virtualismo e dalla conoscenza in pillole.

Tutto ciò il M5S l’ha capito e anche piuttosto bene, cavalcando l’antipartitismo (concetto migliore di “antipolitica”, che non vuol dire nulla…), ragionando per temi (semplici e comprensibili da chiunque) e scardinando il dogma destra/sinistra, ormai svuotato di ogni significato.

E’ curioso che gli outsider della politica riescano, pur nella logica mancanza di strumenti tecnici e finanziari che invece i grandi partiti possiedono per studiare la realtà, a scandagliarla e cavalcarla, in modo da ottenere quel favore che non è certo scontato in una società così multi-individuale seppur facilmente influenzabile.

Emblematico è il caso di Nardò (LE) dove per decenni ha governato il clientelismo nelle vesti dell’alternanza tra Democrazia Cristiana e centro-sinistra, fino al 2016, quando le elezioni sono state vinte da un giovane, semi sconosciuto e proveniente dalla destra estrema. Altri casi del genere si sono avuti in tutta Italia, soprattutto negli ultimi due anni e nelle appena trascorse elezioni amministrative. Il M5S, come detto, ne è l’esempio più lampante.

Nel mare magnum in cui ci troviamo oggi, privi di guide, sbandati e i cui unici appigli ci vengono forniti dal mercato e dalla realtà virtuale, gli unici che sanno leggere questo nostro disagio sono, appunto, gli otusider, capaci di districarsi in questo mondo liquido e di dare risposte agli inquietanti interrogativi che un’ampia fascia di popolazione, ormai descolarizzata e incapace di riflettere e opporre logiche argomentazioni, si pone e pone a chi è capace di porsi sulla stessa linea di pensiero. Non importa quanto un partito riesca a spendere in comunicazioni, quanti manifesti riesca ad attaccare o quanti comizi riesca a fare, importa quanto un partito, movimento o lista civica riesca ad interagire con la gente, anche usando un semplice strumento social. Nel nichilismo imperante è sufficiente cavalcare l’onda dell’antipartitismo e dare qualche calcio al palazzo costruito nell’acqua. Basta poco per farlo crollare.

Del resto il PDL è crollato e la destra moderata è alla ricerca di un nuovo collante che non sia più Berlusconi, ormai consegnato alla storia. A breve anche il PD potrebbe implodere, colpito da diaspore e dissidi interni e ormai privato delle sue roccaforti (molte città della Toscana e della Liguria sono state consegnate alla destra o al M5S o persino alla Lega).

Ma l’interrogativo, comunque, rimane: è sufficiente cavalcare l’onda e seguirla per rinsaldare una società lacerata, liquida e multi-individualista? Questo basta per vincere, sì, ma poi bisogna governare. E la capacità di farlo la vedremo negli anni. Intanto continuiamo a nuotare in alto mare.

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