Mimmo Lucano e il Modello Riace che spaventa

Chi è Mimmo Lucano e perché è finito sotto inchiesta? Storia di migranti, integrazione e soldi pubblici spesi bene. Un modello da annientare a colpi di ispezioni, fondi tolti e indagini da parte della Magistratura.

Correva l’anno 1998. Fino a quel momento il paesello di Riace, nel cuore della Calabria, subiva la stessa sorte di tanti altri paesi del Sud Italia: l’emigrazione. I giovani preferivano o erano costretti ad abbandonare il paese diretti verso Nord, o verso l’Estero, per studiare, lavorare, cercare migliori condizioni di vita. Riace era quindi popolato per lo più da anziani e, di conseguenza, l’economia stagnava, le attività commerciali erano ridotte all’osso, le case erano vuote (e con l’immancabile e ignorato cartello “AFFITTASI”) e il lavoro – com’è facile immaginare – era un’utopia più che una speranza. Proprio quell’anno sbarcarono sulle coste calabresi alcuni profughi curdi e furono ospitati a Riace. Tutta la comunità si prodigò per accoglierli e dargli i conforti di prima necessità e fu proprio allora che Domenico Lucano, insieme ad un gruppetto di amici, ebbe l’idea di sfruttare quel capitale umano e dare un vantaggio ad entrambe le parti: ai profughi dare un tetto, un’occupazione, una vita dignitosa, al paese dare un riscatto, ripopolarlo, dargli una possibilità di crescita. Da quell’idea nacque l’Associazione Città Futura – Pino Puglisi, con lo scopo di trasformare Riace nella città dell’accoglienza, di mettere in pratica – in modo semplice – quei valori dell’ospitalità tipici delle genti del Sud.

Il sistema accoglienza di Riace

Il progetto ha visto la luce nel 2001 e, in 16 anni di attività, Domenico Lucano, nel frattempo diventato Sindaco con una lista civica, ha messo a punto un vero e proprio sistema basato su tre principi: accoglienza, integrazione, lavoro. Dal 1998 ad oggi, da un paese di circa 900 abitanti, Riace è diventato un vivace laboratorio sociale di 2345 anime (fonte ISTAT, censimento al 1.1.17) di cui la metà sono stranieri. Mai nessuno in paese ha avuto problemi con loro, anzi. Gli anziani si fanno aiutare nella raccolta delle olive o nella vendemmia, altri hanno aperto o hanno ravvivato – con l’aiuto dei migranti – laboratori artigianali di ceramica, vetro, tessitura o piccole ditte edili. Altri migranti lavorano come interpreti, mediatori culturali, giardinieri, allevatori e alcuni lavorano per conto del Comune tenendo pulite le strade, curando il verde pubblico, pulendo le spiagge di Riace marina e garantendo alla cittadinanza quei servizi minimi essenziali di tipo scolastico, assistenziale e sociale.

Ovvio che qualcuno, in questi anni, ha voluto andare nel Nord Europa, dove le condizioni per i richiedenti asilo sono più agevoli, ma molti sono rimasti, pur nelle mille difficoltà di vivere nel Sud del Sud dei poveri, disagiato e lontano dalla frenesia urbana, per contribuire alla vita sociale ed economica del paese. E la crescita del borgo, la vita nelle case e per le strade, l’offerta di servizi pubblici per la comunità sono il segno evidente di un modello che ha funzionato, e funziona.

Ma l’aspetto vincente del “modello Riace” è legato a due concetti: i bonus e le borse lavoro. Sappiamo tutti come molte cooperative hanno utilizzato i famosi 35,00 € al giorno destinati alla gestione dei migranti. Sappiamo, più o meno in modo preciso, come molti soggetti abbiano utilizzato i contributi statali per creare un vero e proprio sistema di malaffare volto a manipolare, gestire, spostare e sfruttare vite umane per arricchirsi ai danni non solo di persone, ma dello Stato, della collettività (vedi, per esempio, il caso Mafia Capitale). Lucano no. Ha ottenuto gli stessi contributi destinati a centinaia di altre Cooperative sparse per l’Italia, solo che lui ha investito quei soldi per garantire occupazione e integrazione. Ma non solo, anche per dare dignità alle famiglie e vita al paese. L’immagine dei migranti stipati nei capannoni, con brandine fatiscenti, scarsa igiene e a bighellonare tutto il giorno sono l’emblema dello sfruttamento da parte di Cooperative senza scrupoli, votate a massimizzare i profitti a discapito dell’umanità. Riace invece ha insegnato che con gli stessi soldi si possono ospitare persone in vere e proprie case e dar loro un lavoro, una dignità, un futuro e, al contempo, migliorare le condizioni di vita dei residenti. 

Bonus

I bonus sono una sorta di moneta locale per consentire ai migranti di acquistare merci e servizi tra gli esercenti del paese che hanno aderito a questo sistema basato sulla fiducia, in quanto i contributi economici statali (i famosi 35,00 € al giorno) spesso arrivano tardivamente, e quindi con questo sistema – una sorta di microcredito – i migranti possono acquistare merce e gli esercenti possono aumentare le vendite e hanno la garanzia del pagamento, seppur tardivo.

Borse lavoro

Le borse di lavoro hanno permesso alle famiglie di richiedenti asilo che intendevano fermarsi a Riace di ottenere un lavoro presso le botteghe artigianali del paese e di contribuire allo sviluppo socio-economico della zona. Inoltre hanno permesso ai residenti e ai migranti di conoscersi, integrarsi, cooperare e aumentare la produzione. Spesso i piccoli artigiani hanno difficoltà a trovare aiuto (soprattutto a causa dell’eccessiva pressione fiscale sul lavoro), in questo modo hanno avuto la possibilità di essere aiutati da collaboratori a costi ridottissimi, di insegnare il mestiere ai richiedenti asilo e di rafforzare la coesione sociale grazie ai quotidiani rapporti tra le persone.

Il Modello Riace che al Mondo piace

Il Modello Riace è balzato, così, sotto gli occhi dell’attenzione mondiale, tanto che nel 2008 il regista tedesco Win Wenders ha girato a Riace il corto “Il Volo”, poi nel 2010 Lucano è stato inserito dal World Mayor Prize fra i 23 finalisti del premio come miglior sindaco del mondo, per “la capacità di tenere insieme l’antico e il moderno”. Inoltre nel 2015 è stato premiato a Berna dalla Fondazione per la Libertà e i diritti umani. Infine nel 2016 è stato inserito al quarantesimo posto tra le persone più influenti del mondo dalla rivista Fortune. Ah, dimenticavo. Quest’anno Beppe Fiorello ha impersonato Lucano in una fiction Rai che andrà in onda a gennaio 2018.

Insomma, l’umile Sindaco della piccola Riace si è fatto conoscere. Ma la fama, si sa, porta glorie e sventure.

La differenza tra umanità e burocrazia

Partiamo da un semplice presupposto. Se lo Stato va a controllare qualsiasi Ente Pubblico, Associazione, Azienda, persino un privato cittadino, troverà una qualunque irregolarità, di qualsiasi natura. La differenza tra ciò che vogliamo e ciò che possiamo fare si chiama burocrazia. Insomma, se dovessero controllarci a fondo, troverebbero sicuramente qualcosa da ridire: una legge infranta, un regolamento non applicato alla lettera, un’irregolarità burocratica. Per forza. Non ci sono santi. Perché l’Italia, si sa, soffre dell’eccessiva burocratizzazione, perché la produzione legislativa è immane, disomogenea e contraddittoria, perché la pressione normativa è solo pari (se non superiore) a quella fiscale e perché gli adempimenti richiesti a tutti noi, o privati o aziende o enti pubblici, sono ogni giorno più pressanti.

Forse Mimmo Lucano non ha seguito la burocrazia? Forse non ha giustificato ogni singolo centesimo dei soldi che entravano e che spendeva? Forse è stato talmente onesto da aver messo paura a chi, invece, è imperniato di malaffare? Chissà, fatto sta che la consecutio temporum dei fatti avvenuti ultimamente lasciano presagire una volontà politica di affossare il modello Riace più che una certosina applicazione di leggi e regolamenti.

Le ispezioni ministeriali e l’inchiesta della Procura

Già, perché dapprima, a fine 2016, la Prefettura di Reggio Calabria dispose un’ispezione presso il Comune di Riace. Ispezione talmente frettolosa che non diede la possibilità al piccolo Comune di difendersi. Poi ne sono arrivate altre due, più accurate. Tant’è che il Sindaco ha collaborato con la Prefettura, indicando i propri conti correnti e le proprietà, non avendo nulla da nascondere.

Poi, e siamo ad agosto 2017, la batosta da parte del Ministero degli interni. Gli tagliano i fondi, con la fumosa scusa che i bonus non possono essere utilizzati. Ed è di nuovo battaglia. Dopo più di un incontro a Roma, Lucano l’ha avuta vinta, i fondi vengono sbloccati.

E siamo ad oggi. Nemmeno il tempo di assimilare la buona notizia che arriva l’ennesima batosta per l’umile Sindaco di Riace: avviso di garanzia da parte della Procura di Locri. Le accuse sono pesanti: truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, concussione e abuso d’ufficio. Insomma, dopo 3 perquisizioni da parte della Prefettura (che risponde al Ministero degli Interni) e il Ministero degli Interni che blocca i fondi, c’è da chiedersi chi abbia segnalato alla Procura le presunte notizie di reato. La domanda è chiaramente retorica.

Quali sono i reati contestati in particolare?

I reati contestati a Domenico Lucano e al Presidente dell’Associazione Fernando Capone farebbero ridere i polli, usando un eufemismo. In particolare viene contestato l’uso di figure professionali chiave assenti o non competenti per svolgere il ruolo che ricoprono nell’associazione nonché l’uso di personale legato al nucleo familiare di Lucano e Capone. In un paese di poco più di 2000 abitanti, di cui la metà sono stranieri, quante probabilità ci sono che la maggior parte della gente sia imparentata tra loro? E poi, quali competenze dovrebbe avere un socio di un’associazione che mette a disposizione il proprio tempo a vantaggio della collettività? Quanta gente, in Italia, fa lavori per cui non è competente, ma poi – con l’esperienza – impara a svolgerli? Forse questo è un reato?

Quindi non sarebbe scorretto ipotizzare che il procedimento penale oggi iniziato ai danni del Sindaco Lucano sia di natura politica.

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Rocco Scotellaro, il Sindaco Poeta di Tricarico (MT)

Ovviamente la Magistratura è obbligata ad attivare l’azione penale in vigenza di notizie di reato da valutare e confermare. L’avviso di garanzia non è una sentenza di condanna, è l’avviso di conclusione delle indagini e dell’avvio di un procedimento penale. Come si risolverà non si sa ancora, ma la vicenda richiama alla mente quella accaduta negli anni Cinquanta al Sindaco di Tricarico (MT) Rocco Scotellaro, il sindaco poeta, comunista e romanticamente anarchico come Mimmo Lucano, amico dei contadini, che con loro lottava contro lo Stato occupando le terre dei latifondisti, per la loro redistribuzione (che sarebbe avvenuta poco dopo, grazie alle pressioni del PC e dei movimenti spontanei locali). Scotellaro era inviso al Governo, tant’è che mandarono più volte le forze dell’ordine per “sedare le rivolte”, ma non ci riuscirono. Alla fine ci riuscirono con i processi. Concussione, truffa e associazione a delinquere furono i reati contestati, praticamente gli stessi contestati a Lucano. Alla fine fu scagionato da ogni accusa, ma nel frattempo passò 45 giorni nel carcere di Matera, da innocente. Morì a soli 30 anni, poco dopo. Qualche maligno disse che s’era ammalato in carcere. Ma chissà.

Non è solo il carcere ad ammalare. Basta un processo, anche finito in assoluzione con formula piena. Un processo ti può cambiare la vita, indebolire, piegare più del manganello. La Giustizia fa il suo (lento) corso parallelamente alla capacità di resistenza dell’imputato, che più è innocente e più sente il peso della bilancia di una dea bendata. Lucano – guardacaso con lo stesso cognome della terra di Scotellaro – non farà la sua fine. Il Modello Riace sopravviverà, perché l’umanità è più forte delle carte bollate.

Chi è Mimmo Lucano?

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Quando il 6 ottobre scorso i finanzieri sono arrivati in Comune per sequestrare la documentazione e notificare l’avviso di garanzia a conclusione delle indagini da parte della Procura di Locri, Mimmo Lucano ha dichiarato: “Non ho soldi e non ho proprietà. Ho un conto corrente di 700 euro su cui mi viene versata l’indennità. Non ho cose in banca. Mio padre, insegnante in pensione, ogni mese dà qualcosa a me e mio fratello. Mio figlio lavora a Roma come ingegnere informatico ed a Roma vive anche una mia figlia. L’altra vive a Siena con la madre. Se vogliono fare i controlli non c’è nessun problema. Il fatto è che vedo una sorta di insistenza. Alla relazione della Prefettura avevamo fatto delle controdeduzioni, che non sono state considerate, evidenziando anche che alcuni punti riguardavano più che altro le criticità del sistema di accoglienza italiano cui abbiamo cercato di sopperire proprio con i percorsi lavoro. Quando sono arrivati i finanzieri, li ho fatti entrare e gli ho detto: ‘Queste sono le chiavi di casa, girate quanto volete’. Io sono disponibile a tutto. Non mi sottraggo a nessuna indagine”. 

Non sono certo le parole del traffichino italiano medio, che si arricchisce alle spalle dello Stato e dei poveri disgraziati. Chi conosce personalmente Mimmo sa che lui è restio a qualsiasi proprietà, a qualsiasi ricchezza. Se avesse voluto l’avrebbe fatto, i mezzi per ottenere soldi facilmente non gli sarebbero mancati, come c’insegna la cronaca giudiziaria degli ultimi 50 anni in materia di associazione mafiosa. Ma non saranno queste parole a dimostrare l’assoluta buona fede di Lucano. Vi invito a fare un giro a Riace per vedere con i vostri occhi come un borgo abbandonato possa diventare un gioiello urbanistico e sociale. Basta leggere i numeri vertiginosi dell’aumento della popolazione e la massiccia partecipazione di gente proveniente da tutta la Calabria al Consiglio Comunale aperto che si tenne a Riace il 30 dicembre 2016, il giorno prima dell’ultimo dell’anno, quando la gente – si sa – pensa più al cenone che a dare solidarietà a un Sindaco sotto accusa e pronto a lasciare il suo ruolo. Cosa che non ha poi fatto grazie alla profonda solidarietà della sua gente e all’invito ad andare avanti – udite udite – fatto pure dai consiglieri d’opposizione.

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Il consiglio comunale aperto di Riace del 30 dicembre 2016. Foto di Corriere della Calabria

Ius soli e modello Riace. Qualcosa non torna.

Nello stesso periodo in cui il Governo spinge per l’approvazione dello Ius Soli fa di tutto per affossare il Modello Riace. Qualcosa non torna. Un governo che parla di integrazione e addirittura di cittadinanza per gli stranieri, ma poi cerca di distruggere un modello virtuoso d’integrazione dal basso, non la racconta giusta. Qualche malpensante potrebbe dire che lo Ius Soli è una concessione pre-elettorale, un favore fatto a determinate etnie o, peggio, una forma di schiavismo legalizzata (leggi qui un mio contributo sulla questione). In effetti ci sarebbe da riflettere sull’enorme contraddizione in termini: perché affossare un modello d’integrazione quando – dall’altro lato – si vuol dare persino la cittadinanza agli stranieri in maniera semplificata? Forse, allora, non è l’integrazione la finalità che il governo si pone. Forse è un’altra. Quale? Non lo sappiamo, però sappiamo che il modello di una piccola comunità fa paura, perché funziona, perché non ci sono intrallazzi e i soldi vengono spesi per la collettività, ma soprattutto perché – se esteso in tutta Italia – potrebbe, con i giusti numeri, portare a quell’integrazione sempre discussa ma mai applicata; fa così tanta paura da aver convinto il Ministero a togliere i fondi e a scomodare la Magistratura. Quindi una cosa è certa: l’integrazione tra stranieri e italiani non è priorità del Governo, ma la cittadinanza si.

Partecipa all’evento del 13 ottobre a Riace: “Noi stiamo con Mimmo Lucano”

Per approfondire vedi:

Benvenuti a Riace, dove i migranti hanno risollevato l’economia

Appello: io sto con Riace

Editoriale: Sconcerto e indignazione per le accuse a Domenico Lucano. E tantissima solidarietà

Lo ius soli. Divide et impera.

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